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CLIMA. Le soluzioni per la crisi idrica mondiale arrivano dai luoghi più aridi del pianeta

Di fronte alla crescita esplosiva della popolazione umana, il nostro approvvigionamento di acqua dolce continua a diminuire, mettendo in pericolo una risorsa preziosa e indispensabile. Globalmente, una persona su tre vive in un paese che si trova ad affrontare una crisi idrica a livello nazionale, ma tale percentuale sottovaluta il numero di persone che devono affrontare severe restrizioni sulla disponibilità di acqua. Secondo l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura dell’ONU, oltre il 95% dell’umanità vive in paesi in cui l’accesso all’acqua pro capite è più limitato rispetto a 20 anni fa (cfr immagine).

 

Per quanto riguarda il nostro paese, il 13° rapporto ISPRA Gli indicatori del clima in Italia“, ha confermato come la siccità sia stato il maggiore problema climatico nel 2017. La siccità ha interessato gran parte del territorio causando gravi problema di gestione delle risorse idriche. Ovunque da febbraio ad agosto il clima è stato più caldo della norma, così come la temperatura superficiale dei mari. Scarse le precipitazioni piovose (il 2017 risulta al secondo posto tra gli anni più secchi dopo il 2001).

 

Analizzando ciò che funziona in paesi con scarsità d’acqua cronica, possiamo prendere in prestito idee efficaci e imparare a gestire meglio la risorsa idrica. Ecco tre lezioni che i paesi poveri di acqua possono insegnarci su come prosperare in un mondo sempre più arido.

 

Comunicazione trasparente e niente sterili allarmismi
Tra il 1997 e il 2009, l’Australia deve affrontare la sua peggiore siccità nella storia. I livelli di stoccaggio dell’acqua a Melbourne sono scesi intorno al minimo storico del 26%. Tuttavia, invece di ammonire incessantemente sul pericolo collegato alla gravità della situazione, i leader politici della città installano dei semplici cartelloni elettronici lungo le autostrade per mostrare i livelli di giacimento. Questa tattica mostrava in tempo reale alle persone con che velocità stessero finendo l’acqua, creando un senso di urgenza che ebbe il pregio di aggregare la comunità. I cittadini, infatti, compresero la situazione iniziando a compiere azioni responsabili. Alla fine della siccità, quasi un cittadino su tre di Melbourne aveva un serbatoio di acqua piovana nella propria casa.

 

Azioni incisive per il risparmio idrico
Non solo! Se rendere consapevoli i cittadini fu un importante punto di partenza, il maggiore impatto avvenne grazie ad iniziative specifiche che incoraggiavano le persone a risparmiare acqua. Un modo per raggiungere questo obiettivo fu quello di chiedere agli abitanti di trascorrere meno tempo nella doccia. Tuttavia, come nell’esempio utilizzato dal nostro fondatore P. Ricotti nei testi PLEF, molte persone sono riluttanti a rinunciare ad abitudini di consumo consolidate (le lunghe docce), quindi la città offrì loro tecnologie efficienti, in grado di non disperdere acqua, sviluppando un regolatore di flusso per i soffioni esistenti che consentì ad un numero sempre maggiore di persone di risparmiare acqua. In quattro anni erano stati sostituiti più di 460.000 soffioni ed erano state inviate 100.000 richieste alla città, ottenendo una riduzione della domanda di acqua pro capite di quasi il 50%.

 

Questo discorso può essere naturalmente esteso anche alle imprese. Negli Emirati Arabi Uniti, al secondo posto nel mondo tra i paesi con scarse risorse idriche, i funzionari governativi hanno lanciato una campagna nazionale per la conservazione di energia e acqua. Un Heroes Business Toolkit ha insegnato alle aziende a monitorare e ridurre il loro consumo di acqua installando dispositivi per il risparmio idrico. La campagna ha funzionato. Centinaia di aziende hanno scaricato il toolkit e diversi hanno aderito alla rete Corporate Heroes, che li ha sfidati a raggiungere obiettivi di riduzione specifici entro un anno. Le aziende che hanno completato la sfida hanno ridotto il consumo di acqua di oltre un terzo.

 

Molteplici soluzioni, anche dove non te lo aspetti
In Namibia, uno dei paesi più aridi dell’Africa meridionale, i cittadini bevono acqua riciclata dal 1968. Sebbene molti paesi utilizzino acque reflue riciclate per scopi irrigui, paesaggistici e industriali, poche di essi riciclano acqua potabile. Ma la Namibia ha purificato le acque di scarico nell’acqua potabile per 50 anni. Il paese è diventato un pioniere nella gestione delle acque reflue, allentando le carenze idriche e fornendo un approvvigionamento sicuro di acqua potabile per oltre 300.000 cittadini nella capitale di Windhoek. Le infrastrutture  installate dal comune permettono di trattare fino al 35% delle acque reflue che poi vengono utilizzate per approvvigionare le riserve di acqua potabile; nonostante la resistenza riscontrata in altri paesi africani per progetti analoghi, da anni esistono altri esempi positivi, come quello degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale che riutilizzano la stessa acqua riciclata da oltre 17 anni.

 

Nessuna soluzione è adatta ad ogni contesto. I leader politici devono pensare in modo creativo a come la conservazione dell’acqua possa essere adattata per funzionare all’interno del proprio contesto territoriale. Un esempio ce lo offre la Giordania; qui un’enorme quantità di acqua dolce una volta andava agli agricoltori per sostenere l’agricoltura. Per ridurre la quantità di acqua consumata dai progetti agricoli, il governo ha identificato le colture a più alta intensità idrica, come le banane, e ha temporaneamente eliminato le tariffe di importazione come mezzo per incoraggiare le importazioni piuttosto che l’agricoltura nazionale di tali colture. Il governo ha anche avuto un certo successo nell’incoraggiare gli agricoltori a coltivare colture resistenti alla siccità e ad alto valore nutrizionale, come datteri e uva.

 

Guardando a ciò che hanno fatto i paesi più poveri d’acqua, emerge che esistono già molte soluzioni. Per conoscere il pensiero della Fondazione in merito al tema del water management, vi invitiamo a leggere il contributo scritto per RIO2012 dal nostro fondatore Paolo Ricotti. Ora tocca a ciascuno di noi agire.

 

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