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AMBIENTE. Il Ministero dell’Ambiente presenta il primo Catalogo dei sussidi ambientali in Italia

Il Ministero dell’ambiente ha presentato il primo Catalogo dei sussidi ambientali in Italia, accompagnato da un esauriente resoconto sulle istanze internazionali e sui metodi adottati. Si tratta di uno strumento conoscitivo, necessario al governo per comprendere meglio gli effetti, positivi o negativi, sull’ambiente dalla spesa pubblica e dal sistema fiscale.

 

Ormai da anni gli istituti della governance globale e autorevoli political advisor invocano la rimozione dei sussidi ambientalmente dannosi. C’è però un generale ritardo dell’azione dei governi, in parte dovuto alla complessità del problema e all’intreccio stretto tra politiche di segno opposto nell’erogazione dei sussidi, ma molto anche alla forte opposizione da parte degli interessi costituiti e alla difficoltà di rimuovere privilegi ormai annosi.

Il Catalogo (scaricabile a questo link) consente di mettere finalmente a fuoco il problema nelle sue dimensioni reali. In un anno di lavoro il Ministero dell’Ambiente ha potuto documentare i sussidi per spesa diretta (on budget) e quelli dovuti alle distorsioni e alle esenzioni fiscali (off budget). È stato possibile, così, quantificare i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) e quelli favorevoli (SAF), nonché i sussidi ambientalmente neutri (SAN) e quelli di incerta classificazione. Nel complesso si tratta di oltre 41 miliardi di euro di sussidi, circa il 2,5% del PIL nazionale, di cui 9 Mld€ classificati come incerti o neutri, mentre i 32 Mld€ rimanenti si dividono tra sussidi favorevoli (15,7 Mld€) e sussidi dannosi (16,6 Mld€). Si potrebbe dire che il sostegno economico dato ad attività ambientalmente favorevoli, principalmente tramite sussidi diretti e quindi visibili e per questo spesso criticati (basti pensare alle fonti rinnovabili), viene neutralizzato dal supporto economico ancora maggiore dato ad attività dannose per l’ambiente, principalmente sotto forma di agevolazioni fiscali meno evidenti dei sussidi diretti.

 

Non sono ancora calcolate le esternalità negative (i sussidi impliciti), il cui importo è prevedibilmente molto superiore. Il Ministero si impegna ad aprire questo importante capitolo, il cui calcolo richiede l’impiego di complessi modelli matematici. La principale tra le esternalità, nella fase di attuazione degli impegni di Parigi, è il costo sociale del carbonio, per il quale sono in via di introduzione, su scala universale, strumenti come la carbon tax, da parte di numerosi governi e di un numero crescente di imprese che già oggi pongono a bilancio un costo per le emissioni di CO2.

 

PLEF è direttamente interessata al tema, avendo finanziato parte degli studi dei Proff. Cesaretti e Zatti dell’Università di Pavia sulla “Riallocazione delle risorse, dalla brown alla Green Economy“, studi che hanno poi portato alla costituzione del Gruppo di lavoro “Fiscalità ecologica nel quadro del collegato ambientale” su proposta PLEF all’interno del Consiglio Nazionale della Green Economy, con l’obiettivo di rendere disponibile un’analisi dei possibili interventi riallocativi, in neutralità di bilancio, atti a sfavorire e progressivamente eliminare ogni incentivo e/o deroga fiscale potenzialmente dannosa per l’ambiente e in conseguenza per il sociale, contestualmente rendendo disponibili le risorse per i processi e sistemi produttivi positivi per l’ambiente, e in conseguenza per il sociale, in aderenza alle analisi comparate esistenti su scala europea e internazionale con riferimento agli impegni che la STRATEGIA DI SVILUPPO SOSTENIBILE ITALIANA ha assunto verso la conferenza di Parigi COP 21 e gli SDG dell’Agenda 2030.

 

Inoltre, già dal 2014 PLEF collabora con AIAF per analizzare gli impatti del cambio di paradigma globale verso l’economia sostenibile sugli approcci del mondo della finanza, sia nel mercato dei capitali, che in quello del credito. In questo lavoro congiunto, dopo aver esaminato tra il 2014 e il 2015 la rilevanza del fattore intangibile da parte delle imprese in termini di consapevolezza, inclusione strategica, misurazione e rendicontazione, con un’indagine approfondita su un campione di piccole e medie imprese a livello nazionale, si è proseguito affrontando l’effetto delle decisioni assunte a livello internazionale nella conferenza di Parigi COP21, nella comunità degli investitori e in quella dell’industria interessata alla decarbonizzazione.

 

Entrambi gli aspetti sono fondamentali nella costruzione del valore della nuova economia perchè se la decarbonizzazione evidenzia l’impegno per ridurre il tasso entropico del sistema produttivo, l’emersione degli intangibili aumenta il valore aggiunto in un contesto di minor impiego delle risorse naturali. Questo è il fine principale di PLEF, che sostiene il superamento della dicotomia crescita/decrescita e promuove il concetto dello Sviluppo. Su questo tema, con AIAF e la Prof.ssa Federica Doni dell’Università degli Studi Milano Bicocca, si terrà il 3 maggio nell’auditorium dell’università un importante momento di confronto con testimoni anche internazionali, finalizzato a condividere e stimolare investimenti per strategie sostenibili.

 

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