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AMBIENTE. Presentato il “decalogo verde” del Consiglio Nazionale della Green Economy.

L’intervento del Ministro Galletti

Si è conclusa mercoledì a Rimini la VI edizione degli Stati Generali della Green Economy. La novità di quest’anno era rappresentata dalla presenza dei partiti politici che, in vista del prossimo appuntamento elettorale, hanno espresso la propria posizione in merito alle proposte presentate dal Consiglio Nazionale della Green Economy.

 

La manifestazione ha registrato una partecipazione record: 2.600 presenze, oltre 1.500 utenti per la diretta streaming italiana, a cui aggiungere coloro che hanno seguito quella dedicata agli utenti internazionali, a dimostrazione che la green economy sia un tema sia di grande attualità.

 

Dopo la consueta relazione di Edo Ronchi sullo stato della Green Economy, è stato sottoposto all’attenzione dei politici (Simona Bonafè – Partito Democratico, Massimo De Rosa – Movimento 5 Stelle, Stefano Parisi – Energie per l’Italia, Claudia Maria Terzi – Lega Nord) un programma di azioni per la transizione del paese verso la green economy:

 

    • Inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo
      L’attenzione della cittadinanza verso le tematiche green continua ad aumentare, così come l’informazione, e ben il 70% attribuisce importanza alle politiche pubbliche per l’attuazione delle misure di green economy.

 

    • Fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza
      L’Italia deve puntare a ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 rispetto al 1990 e raddoppiare il contributo delle rinnovabili attraverso l’istituzione di un Fondo nazionale per la transizione energetica alimentato con misure di carbon pricing; essendo uno dei Paesi europei più esposti ai rischi del cambiamento climatico, ha un interesse strategico alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, eppure sta rallentando nelle politiche per il clima: le emissioni nel 2015 sono aumentate (+2,8%), gli investimenti nelle rinnovabili sono dimezzati negli ultimi 4 anni (solo 1,7 Mld nel 2016); nei primi mesi del 2017 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è scesa ancora del 5% e le emissioni specifiche di CO2 per KWh, dopo essere calate per molti anni, hanno ripreso a crescere.

 

    • Puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse
      Occorre recepire rapidamente il pacchetto economia circolare e rifiuti (in fase di pubblicazione), incentivare la riduzione della produzione di rifiuti, migliorare la riciclabilità dei prodotti e svilupparne il mercato, rendendo residuali incenerimento e discarica.
      Nel 2016 su raccolta differenziata (52,5%), riciclo (47,7%) e smaltimento in discarica (25%, la metà rispetto al 2010) i dati sono buoni, tuttavia ci sono diverse Regioni “virtuose” che superano il 60% di raccolta differenziata (Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna e Marche) e altre 4 che sono ancora sotto il 35% (Sicilia, Molise, Calabria e Puglia). Nel 2016 gli imballaggi avviati al riciclo sono stati pari al 67,1% (contro il 55% richiesto da UE), la raccolta della frazione organica è cresciuta tuttavia non è accompagnata da corrispondenti sbocchi di mercato con difficoltà soprattutto per plastiche e carta.

 

    • Attivare un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi della green economy
      Attivare percorsi di rigenerazione green delle città. Il Piano nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate e il “bando periferie” hanno attivato progetti in 120 città per un importo totale di 2,1 miliardi. Dati positivi, ma rispetto al confronto con altre città europee, si registra un certo ritardo.

 

    • Far cambiare direzione alla mobilità urbana dando priorità nell’allocazione degli investimenti pubblici nelle infrastrutture in favore della mobilità urbana e prevedere divieto di immatricolazione per le auto diesel e benzina al 2030
      L’Italia è fra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri annuali causati dall’inquinamento atmosferico: oltre 90.000, 1.500 per milione di abitanti. L’Italia rimane il paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto, con oltre 600 autoveicoli, a benzina e diesel, ogni 1000 abitanti.

 

    • Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale fermando il consumo di suolo agricolo e con misure di adattamento al cambiamento climatico e promuovendo e tutelando l’agricoltura italiana orientata alla qualità e alla sicurezza
      L’Italia è il secondo esportatore di biologico al mondo, dopo gli USA, con 1,6 Mld di euro nel 2015 ed è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016, con ben il 27,5% del totale europeo. Tuttavia la superficie agricola è diminuita del 24% negli ultimi 20 anni e l’aumento degli eventi climatici estremi (siccità e alluvioni) stanno recando gravi danni all’agricoltura.

 

    • Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane attraverso una riforma della fiscalità in chiave green riallocando le agevolazioni dannose per l’ambiente, indirizzando meglio la digitalizzazione, al centro del Programma di Industria 4.0, per dare impulso allo sviluppo della green economy
      Le imprese della green economy in Italia hanno ormai un peso rilevante (42%). Occorre una riforma della fiscalità in chiave green per accompagnare il mercato verso processi, prodotti e servizi a basse emissioni ed alta efficienza nell’uso delle risorse, riallocando le agevolazioni dannose per l’ambiente (da specifica proposta PLEF e gdl riallocazione).

 

    • Tutelare e valorizzare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come asset per la qualità del benessere e il futuro dell’economia
      Preoccupanti i dati sul consumo di suolo: è passato dal 2,7% negli anni ’50 al 7,6% del 2016. Per fortuna l’Italia rimane uno dei paesi europei più ricchi di biodiversità, ma va fermato il consumo di suolo. Inoltre dal 2012 gli incendi in Italia hanno bruciato 38 mila ettari di boschi all’anno.

 

    • Investire nella gestione delle acque per assicurare una risorsa strategica, per eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni. Promuovere il riutilizzo
      Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, con un peggioramento rispetto al 2012, quando era il 35,6% (ISTAT, 2017). Il 22% delle condotte ha più di 50 anni. Capitolo Alluvioni: il territorio italiano esposto a pericolosità elevata è pari a 12 mila km² (1,9 milioni di abitanti), a pericolosità media sono 24 mila km² (5,9 milioni di abitanti). Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, tra il 1980 e il 2015 l’Italia ha subito danni per 65 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi.

 

    • Rendere più efficaci le politiche pubbliche
      Le PA devono operare con maggiore velocità ed efficacia. Occorre un maggiore impegno della ricerca pubblica, della formazione scolastica e universitaria e del supporto tecnico all’implementazione e alla diffusione dell’eco-innovazione.

 

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