Non si può rimanere insensibili di fronte all’enorme marea nera che sta letteralmente invadendo i mari e le coste degli Stati Uniti Occidentali, distruggendone la fauna e la flora.
20 Aprile 2010: un’esplosione sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, di proprietà di una delle società petrolifere più grandi del mondo, la britannica BP (British Petroleum), ancorata nel Golfo del Messico, provoca la morte di 11 operai e porta all’affondamento la struttura, che si inabissa ad oltre 400 metri di profondità.
Da questo momento ha inizio una delle più grandi tragedie ambientali della storia americana: dalla faglia aperta durante la trivellazione, infatti, escono enormi quantità di greggio che si riversano in mare senza tregua.
La marea ha raggiunto ormai le coste di Louisiana, Florida, Alabama e Mississipi arrivando a ricoprire una superficie di circa 200 km. Le stime parlano di oltre 20 mila barili di petrolio al giorno (circa 3 milioni di litri).
Molti errori sono stati commessi, le norme di sicurezza non sono state rispettate e, per raggiungere il profitto ad ogni costo, il nostro Pianeta ne pagherà le conseguenze per anni.
Il Presidente americano Barak Obama, nell’ultima intervista alla rete Nbc, ha espresso il nervosismo e la profonda esasperazione per questa catastrofe, scagliandosi contro gli amministratori della società britannica, contro le irregolarità commesse e contro chi avevano manifestato la certezza che i danni all’ambiente sarebbero stati minimi.
Molte forze sono state messe in moto per tentare di risolvere quest’enorme disastro. Il primo tentativo denominato “Top Kill“, per arginare la falla attraverso l’immissione di liquido e cemento nel pozzo, è fallito tristemente; mentre il secondo, una sorta di imbuto che dovrebbe raccogliere il petrolio che esce, è ad oggi ancora in prova.
Un quadro preoccupante, aggravato dalle dichiarazioni dell’ammiraglio Allen, coordinatore delle operazioni di contenimento del greggio: la marea ormai non appare più come una macchia uniforme ma come centinaia di migliaia di piccole chiazze che si spostano in diverse direzioni a seconda delle condizioni meteorologiche.
I danni, quindi, sono incalcolabili. L’ecosistema della zona è gravemente compromesso e saranno necessari moltissimi anni perchè la natura si riprenda completamente, con problemi gravissimi anche alla salute degli abitanti.
A risentirne per prime sono state le specie marine più piccole come il Plancton, nutrimento per molti pesci, ma anche animali a forte rischio estinzione come i pellicani marroni, che hanno il loro habitat nella Queen Bess Island, in Louisiana. Ben 35 esemplari sono stati investiti dalla marea nera e trasportati d’urgenza nei vicini centri di riabilitazione.
Lo stesso sta succedendo ai delfini. Oltre cinquemila sono in trappola nel Golfo del Messico, proprio nel periodo dell’anno in cui sono soliti cercare rifugio per riprodursi e molti parti rischiano di avvenire proprio nel mezzo della marea nera. Il petrolio sta facendo strage di uccelli, pesci e tartarughe. Un danno all’ecosistema davvero incalcolabile proprio nell’anno dedicato dall’ONU alla Biodiversità.
Per leggere qualche approfondimento è possibile consultare l’ultimo articolo apparso su La Repubblica e sul Corriere della Sera.




2 risposte ↓
1 Nadia // 30 giugno 2010 alle 10:31
E’ uno dei video più cliccati del momento; si tratta del filmato che ricostruisce in via satirica (ma quanto mai vicina alla realtà) il disastro ecologico del Golfo del Messico, uno dei peggiori danni ambientali di questi ultimi anni.
Cliccando sul link sottostante potrete vederlo
http://www.youtube.com/watch?v=Fg6leBYfH90
2 Nadia // 30 giugno 2010 alle 11:30
Una lunghissima catena umana formata da centinaia di persone, tra cui il governatore della Florida, che si sono radunate sulla spiaggia di Pensacola per protestare contro la marea nera e i danni alle coste locali. Proprio in questi giorni, infatti, le spiagge sono state chiuse dalle autorità per la presenza del petrolio.
Cliccando sul link sottostante è possibile vedere le foto
http://www.repubblica.it/ambiente/2010/06/27/foto/pensacola_la_catena_umana_per_il_disastro_bp-5187809/1/
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