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APPUNTAMENTI. A Roma è tempo di CHANGE, il nuovo festival di architettura

Come association partner dell’iniziativa, siamo lieti di segnalare l’appuntamento con la prima edizione del Festival “Change. Architecture Cities Life” che si terrà a Roma dal 24 settembre al 31 ottobre.

 

Progetto vincitore Bando MIBACT-DGCC, ideato da Open City Roma, Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Fondazione MAXXI, CHANGE è un nuovo festival di architettura, il cui debutto è slittato nell’autunno 2020 a causa della pandemia. Per illustrarne premesse, obiettivi e sfide, riportiamo l’intervista di Artribune al nostro socio architetto Davide Paterna, presidente di Open City Roma, soggetto capofila nel team promotore.

 

Perché un altro festival di architettura in un Paese che, anche in occasione del post pandemia, sta continuando a rivelare una certa “diffidenza” verso la disciplina?
Tutto nasce dall’iniziativa della Direzione Generale del MiBACT competente sull’architettura contemporanea, che un anno fa ha promosso un bando di finanziamento indirizzato a tre nuovi festival di architettura distribuiti sul territorio nazionale (poi diventati sette). In questo senso, quindi, l’input è proprio quello di rispondere a quella “diffidenza” che citi e di generare più domanda, ma anche, e così abbiamo interpretato noi, di offrire un’occasione di aggiornamento delle risposte che l’architettura può dare alle necessità odierne, per attualizzare i suoi messaggi. Come stanno cambiando le città grazie o a causa dell’uso delle tecnologie digitali? Come si trasformeranno gli edifici e gli spazi pubblici per offrire una risposta più resiliente da una parte, e contribuire a un uso sostenibile e a una distribuzione più equa di risorse dall’altra, rispetto alle crisi climatica, ecosistemica e, di conseguenza, sanitaria e sociale che si stanno inanellando, mostrando la fragilità intrinseche dei nostri modelli di riferimento?

 

Sebbene si tratti di due percorsi distinti e autonomi, ritieni che l’esperienza maturata con Open House Roma abbia contribuito a far emergere un’urgenza da parte della città di maggiore consapevolezza rispetto alle tematiche proprie dell’architettura, tale da “alimentare” anche CHANGE?
Open House è un grande aggregatore di energie sociali e culturali intorno ai valori dell’architettura e non c’è dubbio che questo nuovo progetto attinga anche a quello spirito e a quell’esperienza. Primo obiettivo di CHANGE è stato proprio quello di cercare una convergenza progettuale tra tanti dei soggetti, pubblici e privati, istituzionali e non, che si occupano di architettura a Roma e di cui questa città è ricca e che potrebbero, cosa in cui credo molto, riconoscersi maggiormente quale comunità di pensiero. Parliamo di un capitale di conoscenza che dovrebbe, come giustamente dici, convergere in forma di esperienze progettuali, ricerca, pianificazione, dibattito culturale, verso i temi urgenti, sì, di una città come Roma, ma che alla fine sono i temi della città contemporanea. CHANGE in questo senso vuole aprire un ciclo virtuoso, mettendo al centro del percorso la ricerca di un nuovo equilibrio, in cui architetti, ingegneri, urbanisti, designer possono e devono dare un contributo tecnico e creativo fondamentale.

 

Per farlo state, intanto, puntando sulla costruzione di un’identità digitale, su iniziative online e, nello stesso tempo, state sviluppando un network di relazioni con soggetti istituzionali, quali MAXXI e Ordine Architetti Roma. In quale modo, operativamente, lavorerete insieme?
MAXXI e Ordine Architetti Roma sono i più impegnati, con Open City Roma, nell’organizzazione di CHANGE, ma sono solo tre dei circa quaranta soggetti che partecipano al network di promotori. Tra di loro spiccano per importanza il Comune di Roma, la Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Ferrovie dello Stato, ENEA, ISPRA e CNR, ma anche alcuni tra gli studi più attivi a Roma e un gruppo di quindici soggetti indipendenti, emersi da una call, che porteranno nel festival l’energia di un territorio fatto di molte realtà emergenti. Una su tutte: la TWM factory, curatrice della mostra Riscatti di città che ha riscosso tanto successo questo inverno a Palazzo Merulana. La sfida che stiamo affrontando in questi mesi di preparazione è quella di costruire una piattaforma di lavoro che permetta a tutti di valorizzare al massimo le proprie potenzialità e competenze all’interno però di un continuo dialogo multidisciplinare. Dialogo che, attenzione, non cerca di sottacere il fatto che esista di fondo un conflitto concettuale tra l’atto costruttivo e la salvaguardia della biosfera, ma che, partendo da qui, punti a definire traguardi culturali, oltre che fattuali, da raggiungere presto, collaborando.

 

In effetti nel suo “manifesto tematico” di CHANGE sono evidenti le tematiche che intendete affrontare: rigenerazione urbana, risparmio energetico, carbon-neutralità, mobilità sostenibile. Adotterete formule che consentiranno di ridurre la distanza tra il mondo della professione e la cittadinanza, orientandovi verso un pubblico generalista?
I temi eletti da CHANGE sono complessi e, ce ne rendiamo conto, non facili da divulgare a un pubblico generalista. Per questo abbiamo lavorato a una molteplicità di format che ampliassero il nostro raggio d’azione. Dalle visite – virtuali – ai migliori edifici green di Roma, selezionati insieme al Green Building Council – Chapter Lazio, alla serie di talk tematici, i brainstorming, che affronteranno i temi dell’evoluzione urbana più attuali – dal greening alla nuova mobilità leggera, includendo anche scenari da fantascienza come la possibile migrazione su altri pianeti –, fino alla disponibilità, sul portale di CHANGE, di una sezione tematica su film e documentari su architettura e ambiente. Ma, come accennavo precedentemente, la nostra carta di scardinamento del rischio di parlare a pochi sarà la serie di eventi Green up!, emersi da una call e capillarmente distribuiti sul territorio romano così da portare il festival nei quartieri: mostre, seminari, passeggiate, installazioni che arricchiranno di sfaccettature il punto di vista di CHANGE sull’architettura, la città, l’ambiente.

 

Qualche anticipazione sul programma e sui professionisti che aderiranno?
Ancora nessuna anticipazione sul programma autunnale, anche perché abbiamo preparato una programmazione estiva, tutta sui canali social di CHANGE, che ne anticiperà gli argomenti, facendo ricorso a una serie di mini-talk di mezz’ora cui parteciperanno voci particolarmente significative: l’appuntamento è ogni giovedì, alle ore 18 – fino al 29 luglio. Per anticiparne qualcuna, quella di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente in dialogo sul tema dell’uso della plastica nel design con Giovanni Avallone, designer, imprenditore, ricercatore con Caracol. O come quella di Toti Di Dio, fondatore di PUSH, che affronterà con Andrea Giaretta, General manager Italia di dott, – azienda presente a Roma e non solo con i suoi monopattini in sharing –, il tema della nuova mobilità e dei suoi effetti sulla nostra libertà di movimento in città come Roma o Palermo.

 

Segui l’iniziativa anche su facebook: https://www.facebook.com/changearchitecturecitieslife/

 

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