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APPUNTAMENTI. Presentazione Rapporto ASviS 2018

Giovedì 4 ottobre 2018, dalle 10:00 alle 13:30, presso la Camera dei Deputati (Via di Campo Marzio, 78) è stato presentato il Rapporto annuale ASviS, uno strumento unico per analizzare l’avanzamento del nostro Paese verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’Onu, sottoscritta dai governi di 193 Paesi il 25 settembre del 2015, e identificare gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo italiano.

 

Oltre all’aggiornamento degli indicatori europei e nazionali per i singoli SDGs, il Rapporto 2018 ha presentato innovativi indicatori compositi regionali che consentono di confrontare la situazione di ciascuna regione rispetto al contesto nazionale e proposte concrete per realizzare politiche che, simultaneamente, migliorino le condizioni di vita della popolazione, riducano le disuguaglianze e aumentino la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

 

COSA EMERGE DAL RAPPORTO 2018

L’Italia è in grave ritardo: peggiorano povertà, disuguaglianze e qualità dell’ambiente. ASviS invita il Governo ad adottare con la Legge di Bilancio misure per garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale del Paese e ad avviare la Commissione nazionale per il coordinamento delle politiche per lo sviluppo sostenibile istituita a Palazzo Chigi.

 

L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile. In particolare, tra il 2010 e il 2016, l’Italia è peggiorata in cinque aree: povertà (Goal 1), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11) ed ecosistema terrestre (Goal 15). Per quattro la situazione è rimasta invariata: acqua e strutture igienico-sanitarie (Goal 6), sistema energetico (Goal 7), condizione dei mari (Goal 14) e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16). Segni di miglioramento si registrano, invece, per alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), innovazione (Goal 9), modelli sostenibili di produzione e di consumo (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13), cooperazione internazionale (Goal 17).

Questo è, in estrema sintesi, il quadro che emerge dal Rapporto 2018 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che, con i suoi oltre 200 aderenti, è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia.

 

Se nel Rapporto presentato alla Camera dei Deputati alla presenza, tra gli altri, della Vicepresidente Maria Edera Spadoni e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, viene comunque dato conto del crescente interesse della società italiana per il tema dello sviluppo sostenibile, dall’altro gli indicatori compositi elaborati dall’ASviS grazie agli oltre 300 esperti, tra cui diversi soci PLEF, forniscono una visione chiara, e preoccupante, delle tendenze in atto per molti Obiettivi.

 

Ciò che manca”, sostiene il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, “è una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell’Italia equo e sostenibile. Il confronto tra le forze politiche nelle ultime elezioni non si è svolto intorno a programmi chiari e con un orientamento in tal senso. L’imminente Legge di Bilancio deve cogliere le enormi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione allo sviluppo sostenibile. Il fattore tempo è cruciale”.

 

Al di là delle numerose proposte per interventi concreti in materia economica, sociale e ambientale, sul piano della governance, a tre anni dalla firma dell’impegno per lo sviluppo sostenibile, l’ASviS ribadisce l’urgenza di:

 

  • introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione;
  • attivare a Palazzo Chigi la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile prevista dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio del 16 marzo;
  • dotare la Legge di Bilancio di un rapporto sull’impatto atteso sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria;
  • trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”;
  • adottare un’Agenda urbana nazionale basata sugli SDGs, che si proponga come l’articolazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile per le aree metropolitane;
  • istituire presso la Presidenza del Consiglio un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere;
  • predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli SDGs;
  • intervenire con la Legge di Bilancio o con altro strumento normativo agile per assicurare il conseguimento dei 22 Target che devono essere raggiunti entro il 2020;
  • allargare l’insieme di imprese soggette all’obbligo di rendicontazione non finanziaria, strumento ormai indispensabile per accedere al crescente flusso di investimenti attivati dalla “finanza sostenibile”.

 

 

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