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ATTUALITA’. La difficile gara tra greening e climate change

Riportiamo l’articolo pubblicato da Donato Speroni sul sito web di ASviS, che offre un’interessante panoramica su quanto sta avvenendo a livello globale in relazione alle tematiche collegate agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU, in particolare a quelle riferibili ai mutamenti climatici.

 

Questa calda estate ha rafforzato la generale percezione che il clima sta cambiando e che il nostro Paese dovrà affrontare processi di adattamento complessi e costosi. Tuttavia, se in questi mesi la media delle temperature della Penisola fosse stata meno elevata, gli effetti del climate change dovrebbero essere costantemente portati alla nostra attenzione da quanto sta avvenendo in altre zone del mondo a cominciare dall’Africa: milioni di persone, soprattutto in Sudan, Somalia, Etiopia, costrette ad abbandonare le loro terre ormai improduttive per cercare ospitalità altrove. Sono i “migranti climatici”, nuova categoria di povera gente che non è inquadrata nelle regole internazionali. A loro non si attaglia la caratteristica di “richiedenti asilo”, perché non sfuggono da guerre o persecuzioni, ma neanche quella di “migranti economici”, perché non sono alla ricerca di un maggiore reddito, ma di una possibilità di sopravvivenza.

 

Mentre gli effetti del cambiamento climatico si fanno sempre più evidenti, le cronache sono piene di notizie che segnalano la volontà of greening the planet, cioè di rendere il pianeta sempre più ecosostenibile. Cogliamo alcuni spunti su questa drammatica gara tra cambiamento del clima e mutamento dei comportamenti umani, dalle notizie di questi ultimi giorni.

 

Cominciamo dagli impatti, anche imprevisti, dell’aumento delle temperature: le linee aeree stanno valutandone gli effetti perché non era previsto che gli aerei dovessero decollare da aeroporti con climi così caldi. La temperatura influenza il peso che i vettori possono portare, a cominciare da quello del carburante. Se si parte da Dubai ci si possono aspettare temperature estreme, ma non così da New York. Decollare da climi molto caldi può significare dover partire più leggeri, e quindi ridurre l’autonomia del volo. I costruttori stanno studiando modifiche nella progettazione dei nuovi aeroplani, ma il processo richiederà decenni e nel frattempo il climate change influenzerà l’economicità dei voli, costringendo ad aerei meno carichi soprattutto d’estate.

 

Registriamo però anche le notizie positive. Un rapporto pubblicato di recente dalla banca di investimenti Ubs prevede che a partire dal 2018 il costo di produzione dei veicoli elettrici si abbasserà allo stesso livello di quello delle auto a combustione interna. E alla prossima morte di questo tipo di motore l’Economist ha recentemente dedicato una inchiesta di copertina.

 

I benefici del passaggio alle energie rinnovabili si vedono. Anche se gli Stati Uniti non sono all’avanguardia in questo campo (appena il 10% della domanda di elettricità è soddisfatta da fonti rinnovabili, contro il 50% del Regno Unito) la rivista Nature energy segnala che dal 2007 al 2015 il miglioramento della qualità dell’aria grazie all’uso di fonti solari ed eoliche ha evitato da 3mila a 12.700 morti premature. Il calcolo non è preciso, ma è indicativo di una sensibilità crescente su questi temi.

 

Buone notizie arrivano anche dall’America Latina. Sulle montagne dell’Atacama, nel nord del Cile, anni fa tecnici italiani provenienti da Larderello avevano realizzato un primo impianto sperimentale per sfruttare l’energia geotermica, ma l’iniziativa non aveva avuto seguito e aveva lasciato solo alcuni rottami ad alta quota. Ora però Enel Green Power Chile (81,7%) ed Empresa Nacional del Petróleo, società statale cilena, hanno ripreso il progetto e hanno realizzato una centrale a 4.500 metri che sfrutta il calore del sottosuolo e che può soddisfare il fabbisogno di elettricità di 165mila famiglie.

 

Limpianto di Cerro Pabellón è solo uno dei capisaldi del processo di passaggio alle rinnovabili che sta interessando tutta l’America latina.

Dal 2004 al 2015, secondo un rapporto della International Renewable Energy Agency, gli investimenti nelle rinnovabili in Sud America sono aumentati di 11 volte, a un tasso di crescita doppio rispetto al resto del mondo. “Cile, Messico e Brasile sono ora tra i dieci mercati più interessanti per la produzione di energie pulite”.

 

A fronte di questi sviluppi, ci sono le incertezze della politica, a cominciare dagli Stati Uniti. Come ha raccontato il Corriere della Sera, la Casa Bianca ha all’esame un rapporto imbarazzante, che smentisce le tesi negazioniste di Donald Trump e del nuovo capo dell’Epa, l’Agenzia per l’ambiente Usa, Scott Pruitt. Il documento fa parte del National assessment report che ogni quattro anni la National Academy of Science deve presentare al Congresso. Gli uomini di Trump avrebbero voluto silenziarlo o modificarlo, ma l’ultima versione è già stata pubblicata dal New York Times e sottolinea con drammaticità gli effetti del cambiamento climatico anche negli Stati Uniti.

 

Tuttavia, anche se la nuova amministrazione americana tarda ad ammettere la verità, le comunità locali già spingono per il cambiamento. Riferisce The Guardian che tre cittadine della California hanno fatto causa alla Exxon, alla Shell e ad altre majors dell’industria petrolifera per il loro apporto all’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e per gli ingenti investimenti che i residenti locali dovranno affrontare per proteggersi dall’aumento di livello del Pacifico e dall’intensificarsi delle burrasche che erodono le coste.

 

Si potrebbe andare avanti in questo racconto di notizie sparse d’attualità, sottolineando il conforto che può derivarci da tante piccole o grandi battaglie vinte o in corso, ma in realtà non sappiamo se stiamo perdendo la guerra. Il processo di riscaldamento del Pianeta, di uso intensivo delle sue risorse, di aggravamento delle distanze sociali, di perdita della biodiversità, purtroppo non si sta invertendo e quindi non dobbiamo illuderci che quanto si sta facendo sui diversi fronti per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu sia sufficiente. Bisogna intensificare gli sforzi in Italia, in Europa e nel mondo e con questa consapevolezza dobbiamo affrontare le sfide dei prossimi mesi.

 

Nel suo discorso al meeting di Rimini di Comunione e liberazione il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha posto l’accento su diversi impegni che si legano agli Obiettivi e che dovranno essere affrontati fin dalla prossima legge di bilancio: il lavoro dei giovani, la lotta alla povertà, i programmi di cooperazione in Africa e nel Mediterraneo. Ha ribadito l’impegno a “qualificare la crescita”, ma non ha spinto lo sguardo oltre le prossime elezioni. Eppure l’argomento dell’incontro al quale ha partecipato era “L’eredità e il futuro dell’Italia”, in linea con il tema portante di tutto il Meeting, incentrato sulla frase del Faust di Goethe: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”. Parafrasando questa frase nella chiave di uno sviluppo sostenibile: abbiamo ereditato la Terra, ma se non vogliamo perdere le conquiste della nostra civiltà dobbiamo ripensare il modo di stare sul Pianeta. Si è parlato di questo nella grande kermesse di Rimini? Forse non abbastanza.

 

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