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ATTUALITA’. La discussione politica sugli inceneritori: un caso esemplare di come in Italia la gestione dei rifiuti sia ignorata

Riportiamo qui di seguito l’editoriale di Edo Ronchi relativo all’attuale discussione politica sugli inceneritori. Il pensiero PLEF converge con la visione di medio lungo termine sostenuta dal presidente SUSDEF (e coordinatore del Consiglio Nazionale Green Economy), sottolineando la centralità dell’obiettivo della riduzione dello smaltimento in discarica.

 

Quindi il problema della gestione dei rifiuti in Italia sarebbe oggi di fronte ad una scelta decisiva: 100 inceneritori, almeno uno in ogni provincia?

 

Cominciamo con alcuni numeri (rapporto sui rifiuti urbani ISPRA 2017): in Italia il 46% dei rifiuti urbani è riciclato (il 26% con recupero di materia e il 20% con trattamento biologico e compostaggio); il 25% è smaltito in discarica e il 20% è incenerito o coincenerito, l’8% è gestito in altro modo (biostabilizzato, per la copertura di discariche ecc.) e l’1% viene inviato all’estero.

 

Stiamo per recepire una nuova direttiva europea per lo sviluppo dell’economia circolare che ci obbligherà a ridurre la produzione di rifiuti, a riciclare, entro il 2030, almeno il 65% dei rifiuti urbani e a ridurre lo smaltimento in discarica a non più del 10%. Dovremo quindi prendere provvedimenti per ridurre gli sprechi alimentari, ridurre l’uso di prodotti e contenitori monouso, contrastare l’obsolescenza programmata e puntare su prodotti a più lunga durata, rafforzare la riparabilità e il riutilizzo. E adottare misure per far crescere il riciclo, aumentando e migliorando le raccolte differenziate, la riciclabilità dei prodotti, le tecnologie e gli impianti di trattamento e riciclo. Così facendo, come sta già avvenendo in diverse province, si supererà il minimo del 65% e si arriverà almeno al 70% di rifiuti urbani riciclati

. Il riciclo dei rifiuti è prioritario non solo per la normativa europea, ma perché è più conveniente dell’incenerimento: per il risparmio di materia, di energia e di emissioni e perché consente migliori risultati economici e occupazionali. Col riciclo al 70% e lo smaltimento in discarica al 10%, con una riduzione dei rifiuti per le misure che dovremo adottare, la quota rimanente per l’incenerimento resterà, al massimo, intorno al 20% attuale, ma in quantità assoluta dovrà diminuire.

 

Dei 41 inceneritori funzionanti in Italia, 26 sono al Nord dove, complessivamente, l’incenerimento supera il 26% dei rifiuti urbani prodotti: una capacità di incenerimento in eccesso rispetto alla nuova direttiva europea. L’incenerimento, nell’economia circolare, non sarà più impiegato per smaltire i rifiuti tal quali, ma sarà ridotto, limitato agli scarti trattati dei processi di selezione e di riciclo, non riciclabili con le tecnologie disponibili. Nel prossimo decennio o si ridurrà l’uso degli inceneritori del Nord, come avviene già in altri Paesi europei che hanno puntato in passato molto più di noi sugli inceneritori, o questi bruceranno altri rifiuti, non solo urbani, provenienti da altre Regioni o da altri Paesi. Al Centro e al Sud potrebbe essere utile qualche inceneritore in più per gli scarti non riciclabili e per evitare nuove discariche, ma si tratta comunque di pochi impianti: i 100 inceneritori sbandierati, uno per provincia, sono solo un’enorme sciocchezza. La principale carenza di impianti al Centro e al Sud è quella per il trattamento della frazione organica, con produzione di compost e di biometano. Per aumentare il riciclo servono imballaggi più facilmente riciclabili, impianti e migliori tecnologie per il riciclo delle plastiche, sono necessari maggiori sbocchi per i materiali riciclati ed anche una rapida soluzione del buco normativo aperto in materia di End of Waste che sta causando gravi difficoltà a molti impianti di riciclo.

 

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