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ECONOMIA. Italia sempre più orientata ad andare oltre il PIL

Il 15 novembre un decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ha finalmente sancito l’ingresso di 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) nel Documento di economia e finanza (Def). Dopo una prima fase di sperimentazione (con 4 indicatori), si sono finalmente compresi i limiti del solo “Pil” nel misurare l’efficacia delle politiche: il documento che delinea la strategia triennale di politica economica del Paese sarà infatti arricchito dai nuovi indicatori per valutare la qualità delle politiche e i relativi effetti sui cittadini in termini di benessere collettivo e sostenibilità.

 

La scelta di andare “oltre il Pil” nella programmazione economica rappresenta un passo importante per l’Italia, che è all’avanguardia in questo campo, come ribadito anche dal ministro Pier Carlo Padoan nel corso della conferenza stampa di presentazione degli indicatori: ‘’l’Italia è il primo Paese nell’Unione europea e nel G7 ad aver introdotto gli obiettivi di benessere nella politica economica. Ne dobbiamo essere orgogliosi. In Italia bisogna migliorare la demografia, l’inclusione sociale, le strutture a sostegno della famiglia e il tasso di partecipazione dei giovani al lavoro’’.

 

I 12 indicatori sono stati selezionati da un apposito comitato, costituito da esperti del settore, tra cui il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, che nei suoi precedenti incarichi di chief statistician dell’Ocse e di presidente dell’Istat ha avviato le ricerche sulle misure del progresso e fatto nascere il Bes in Italia.

 

Entro il 15 febbraio di ogni anno verrà quindi presentata in Parlamento una relazione sull’evoluzione degli indicatori sottolineando gli effetti determinati dalla legge di bilancio.

 

Di seguito l’elenco completo dei 12 indicatori Bes:

1) reddito medio disponibile aggiustato pro capite;

2) indice di diseguaglianza del reddito disponibile;

3) indice di povertà assoluta;

4) speranza di vita in buona salute alla nascita;

5) eccesso di peso;

6) uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;

7) tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere;

8) rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli;

9) indice di criminalità predatoria;

10) indice di efficienza della giustizia civile;

11) emissioni di C02 e altri gas clima alteranti;

12) indice di abusivismo edilizio.

 

In data 15 Novembre 2017 tali indicatori sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, alla quale ha assistito anche il nostro socio Andrea Gasperini, Responsabile Aiaf “Mission Intangibles”, che riporta quanto dichiarato dal Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, dal Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva e da Federico Giammusso, delegato del ministro alla presidenza del Comitato sugli indicatori.

 

Federico Giammusso: dall’anno 2009 con il rapporto della Commissione Stiglitz, Sen e Fitouissi vi è una crescente attenzione nei confronti di tematiche del benessere e della qualità della vita e in Italia già dal 2011 l’Istat in collaborazione con il CNEL ha avviato il progetto BES.
Nel DEF di ogni anno verrà presentata l’evoluzione del Benessere secondo questi indicatori nel triennio passato e le previsioni per il triennio futuro. L’aspetto principale è la forte innovazione che caratterizza l’Italia in quanto tali temi sono stati introdotti nella programmazione della politica economica e successivamente alla legge di bilancio il Parlamento deve produrre un documento ad hoc di aggiornamento alla luce delle norme specifiche approvate dal Parlamento.
Tali indicatori sono stati prodotti da un comitato al quale hanno partecipato un delegato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, un delegato del Presidente dell’Istat e della Banca d’Italia e quali esperti su queste tematiche i professori Enrico Giovannini e Luigi Guiso.
Nell’identificare questi indicatori il comitato ha rispettato quattro criteri:
1.Sensibilità alle politiche pubbliche nazionali;
2.Parsimonia in quanto si è consapevoli che questi dodici indicatori non sono esaustivi tuttavia si ritiene che solo un numero ristretto consente di non perdere attenzione nel dibattito della politica economica;
3.Fattibilità con l’esclusione di indicatori soggettivi che sarebbero risultati non misurabili;
4.Qualità e Robustezza statistica degli indicatori.

 

Giorgio Alleva: All’Istat è stato assegnato il compito di rendere disponibili i dati degli indicatori selezionati relativi all’ultimo triennio e questo impone un impegno per la qualità e tempestività dei dati.
L’Istat sta collaborando con alcuni istituti e nell’ambito del BES vi è un accordo con il Ministero dell’Ambiente e con l’ISPRA per migliorare la qualità statistica dei dati sull’ambiente in quanto ritenuta una dimensione importante del benessere e vi è un’intesa con il Ministero del lavoro, l’Inps, l’Inail e l’Enpls.
Si sta verificando la possibilità di consentire una lettura integrata con i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con riferimento ai quali sono state individuate diverse aree di contatto e questa è considerata una occasione per produrre un prossimo rapporto che include maggiori informazioni sulla sostenibilità.
Viene infine effettuata una attività di disaggregazione di questi indicatori per consentire una lettura più in profondità dei vari fenomeni e comprenderne quindi la variabilità su tutto il territorio e l’eterogeneità sul piano nazionale.

 

Pier Carlo Padoan: Importante è l’aspetto politico di questa tematica e l’idea di introdurre nella scatola degli attrezzi della politica economica indicatori multidimensionali che riguardano le varie dimensioni del benessere trova una forte affermazione al domani dello scoppio della crisi finanziaria dell’anno 2009 che ha imposto la necessità di orientare le politiche economiche su una dimensione più vasta che va oltre il PIL in quanto aggiunge alla dimensione quantitativa del modo di valutare la ricchezza prodotta anche altre dimensioni che riguardano la vita di tutti i giorni.
Da una idea brillante è nato il problema di implementazione per tradurre in indicatori misurabili lo stato di benessere, disaggregato in varie dimensioni, dei cittadini e quello di identificare il nesso tra le politiche economiche dei vari paesi e l’impatto sugli indicatori e quindi sul benessere. Questo è un tema fondamentale quando si discute di riforme della politica economica che deve essere messo a disposizione dei governi.
Non è quindi un caso che l’introduzione degli indicatori passi per il momento della riforma del processo di bilancio in quanto si vuole dare un segnale non solo di gestione contabile ma anche una dimensione qualitativa a qualche cosa che di solito viene percepito solo nella dimensione quantitativa. La misurazione degli indicatori diventerà una prassi consolidata.
Al di là del risultato concreto e quindi al fatto che la politica di bilancio riesca ad impattare sugli indicatori questo è anche un segnale per la politica che nel momento in cui deve fare delle scelte lo possa fare in modo più ponderato e ragionato tenendo conto non solo di alcune dimensioni e di conseguenza con una visione parziale o settoriale del processo economico e sociale ma anche di una dimensione più vasta possibile e questo sarebbe un grande miglioramento per un paese come l’Italia che per prima nell’ambito del G7 dell’Unione Europea ha tradotto in un meccanismo concreto di politica economica questo principio.

 

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