L’Islanda guida l’ultima edizione dell’Environmental Performance Index, l’indice ideato dalle Università di Yale e dalla Columbia che classifica le 163 regioni del mondo in base al loro impegno ecologico.
Il report prende in considerazione ben 25 parametri incrociando dati sia della Banca Mondiale che di varie agenzie Onu e viene pubblicato dal 2006 con cadenza biennale.
Salute dell’aria, protezione delle biodiversità, politiche per la riduzione dei gas serra e progetti per la riforestazione dei territori sono alcuni dei fattori che hanno permesso all’Islanda di raggiungere un risultato così elevato.
Al secondo posto si piazza la Svizzera seguita da Costa Rica, Svezia e Norvegia, nazioni che negli anni hanno dimostrato di investire molto nelle politiche di sostenibilità di lungo periodo.
Il Nord del mondo si conferma quindi più virtuoso e attento ai problemi che affliggono il Pianeta scontrandosi con le regioni più povere che, causa anche una mancanza di fondi e aiuti, non riescono a dare giusto peso alle politiche ambientali. Cinque paesi africani, infatti, coprono le ultime posizioni: Togo, Angola, Mauritania, Repubblica Centrale Africana e Sierra Leone.
Tuttavia anche Cina e India, paesi con un tenore di vita certamente più elevato, non presentano adeguata attenzione a queste problematiche e si fermano quindi al 121° e 123° posto. Un pò meglio va per i paesi europei che presentano un Epi tra 83 e 70.
L’Italia, in particolare, si trova al 18° posto mostrando però una situazione piuttosto ambigua. Se in alcuni settori “green” siamo esempi d’eccellenza (primo posto per la tutela delle specie a rischio), in altri ci mostriamo molto arretrati (controllo dei gas serra) e in alcuni riceviamo a stento la sufficienza (tutela della qualità e delle acque).
Seguendo i link è possibile leggere l’articolo completo apparso su Il Sole 24 Ore e il report dell’Epi 2010.



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