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NOTIZIE. CGIL presenta la Piattaforma integrata per lo sviluppo sostenibile

Il 27 marzo è stata presentata a Roma la “Piattaforma integrata per lo sviluppo sostenibile” realizzata da CGIL Nazionale per tenere insieme gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e la tutela e la creazione di lavoro. La giornata può rappresentare un punto di svolta per l’approccio alla contrattazione di CIGL (seguita da CISL e UIL, i cui rappresentanti erano presenti) la quale intende impegnare la propria organizzazione ad ogni livello e il proprio potere contrattuale per affrontare le sfide della transizione ambientale e tecnologica che dobbiamo risolvere.

 

Il lavoro è minacciato dalle nuove tecnologie, come riportato da ‘Emloyment in the environmental economy’ , solo se le nuove opportunità di sviluppo non vengono sfruttate e, dunque, il sindacato intende sia proteggere il lavoratore in questa transizione ma anche riqualificarlo e formarlo così che possa essere pronto al nuovo modello di sviluppo che necessariamente – ne va della sopravvivenza umana – dovrà essere adottato. Il potente strumento della contrattazione sarà dunque indirizzato per l’ottenimento di una più alta qualità del lavoro, della vita, della salute adottando ‘migliori pratiche’ nella direzione di una economia circolare e secondo il principio di ‘giusta transazione’. Le direttrici sono una contrattazione nazionale e collettiva secondo le tematiche di acqua, terra, aria e una mitigazione e adattamento già nel modello di città sostenibile, sulle orme della banca mondiale, e a parità di risorse (i.e. di Bilancio) e aumentando la legalità. Ciò è necessario perché, come si è evinto anche dalle ultime campagne elettorali, il tema ambientale viene trascurato e non è centrale come gli obiettivi dell’agenda ONU al 2030 farebbero invece pensare. A tal riguardo interviene anche Giovannini, portavoce Asvis, il quale preme per l’unione, il coordinamento e la formazione di accordi fra i presenti, anticipando che in un secondo momento inviterà a discutere anche Confindustria, al fine di decidere come approcciarsi e muoversi immediatamente con il nuovo governo, come richiedono i cambiamenti attesi nel CIPE e nel CNEL. Non sarà l’unico a richiedere un’azione immediata.

 

La parola chiave del nuovo approccio, così come molti dei presenti hanno sottolineato, è integrazione, sia perché ormai l’uomo e l’ambiente sono considerati simbiotici, integrati, non distaccati, sia perché appare necessario un approccio bottom-up o che quanto meno non possa prescindere dalla realtà locale. Integrazione anche fra le parti lì rappresentate le quali, come dice Midulla, devono accelerare il processo di transizione oppure sia l’ambiente che il lavoro ci perderanno; nei fatti – aggiungo io – l’opportunità di acquisire competenze e piazzarsi in modo competitivo nel mercato domestico e internazionale dell’energia e dei trasporti è possibile ora, già a caro costo, mentre sarà difficile domani.

 

Sugli investimenti si critica la politica del passato la quale, a parere di molti, ha sradicato sul nascere l’industria del fotovoltaico, e serve ora riportare investimenti e creare affidabilità su tale percorso di crescita. L’intervento del pubblico è auspicato da molti quale forza necessariamente alla guida o al supporto del cambiamento di paradigma il quale investirà, volenti o nolenti, ogni parte dell’economia e della società, basti pensare all’onnipresenza dell’energia e dei rifiuti. Rifiuti, sintetizza Fortini di Geofor, nei quali l’Italia è leader per il riciclaggio, fra gli altri, d’acciaio organico e cartone, ma che soffre da una parte del ‘nanismo industriale’ (le maggiori quattro aziende italiane coprono poco più del 20% del mercato domestico, in Francia i tre maggiori superano l’80%), ma anche perché la vulnerabilità politica, ancora chiamata in causa, rende rischioso a livello di immagine e infiltrazioni occuparsi del ciclo integrato di trattamento dei rifiuti urbani, tanto è vero che l’appalto lanciato da Roma è andato deserto.

 

La valorizzazione dei rifiuti è possibile, esiste, ma deve essere gestita in modo appropriato: le disparità fra nord e sud e gli esempi mostrati ne sono una prova. Riguardo alla politica, richiamando Angelo Consoli, la terza rivoluzione industriale (in particolare quella dell’energia decentralizzata) deve riportare a recuperare la sovranità energetica, supportato dalle tesi di Termini, il costo marginale uguale a zero delle rinnovabili è un fattore che può rilanciare la competitività delle aziende e, si sottolinea, nella fase di transazione e adozione delle nuove tecnologie di lavoro ce ne è eccome. L’adozione di impianti per il trasporto dell’elettricità a doppio flusso (per assorbire l’energia prodotta localmente), investimenti e nuove tariffe per la gestione anche di acqua e aria e investimenti per l’aumento del capitale sociale (relazioni, consapevolezza e competenze) sono fondamentali.

 

La contrattazione della CIGL assume così un profilo di alto livello e di lungo periodo, ponendosi come forza evulsa al ciclo politico e in grado di dare partecipazione e innovazione al cambiamento del paradigma socio-economico che si va configurando. L’approccio da adottare, secondo Parasacchi – che trova generale accoglimento – è quello di pensare a livello di città integrando tre assi: imprese, amministratori e ricerca; questi tre assi possono portare alla responsabilizzazione, a trovare soluzioni concrete, implementando un’economia circolare e responsabile. Responsabilità che secondo Becchetti è innanzitutto un fattore che nasce da scelte individuali, propenso ad abbandonare un sistema orientato a remunerare gli azionisti secondo il meccanismo che genera profitto senza prosperità, e richiamando l’attenzione al ‘voto col portafoglio’, e cioè l’influenza che ognuno può avere nel mento in cui compie scelte di acquisto. Becchetti fa notare che le imprese con un indice di reputazione ambientale più alto sono più premiate dal mercato, ma preme verso l’adozione di una ‘economia civile’ dove la cittadinanza è attiva ‘a quattro mani’ (e non top-down) per il cambiamento. Votare col portafoglio vuol dire informare e informarsi e ha molti esempi di operazioni virtuose, dallo slot mob al Montréal pledge. Anche lui richiama all’intervento dello Stato, che voti anch’esso col portafoglio, e che si abbandoni il meccanismo degli appalti al ribasso i quali considerano come unico fattore d’accesso ai fondi il costo e non la responsabilità sociale e ambientale.

 

Un aumento dell’intervento pubblico e della responsabilità sociale che sarà ancora invocato perché, a vedere i dati, una più alta disuguaglianza fra i salari dei lavoratori e i profitti non ha portato in Italia ad un aumento degli investimenti, che è il motivo per cui la stessa disuguaglianza viene giustificata in dottrina. Insomma, si potrebbe dire che la tensione è di passare dal fiscal al social compact, dal top-down al bottom-up integrato, dalla dipendenza economica per l’energia alla sovranità energetica, da una politica debole e distratta all’unione delle parti civili per affrontare il cambiamento, da un modello di consumo inegualitario a un modello di sviluppo equo e sostenibile. La forza di CIGL darà sicuramente un importante contributo a questa transazione, una transazione nella direzione giusta o, come la definiscono loro, una giusta transazione.

 

Per Planet Life Economy Foundation

Demetrio Miloslavo Bova*

 

*Ricercatore selezionato dai referenti scientifici AIQUAV del Premio Bezzo sul Benessere Equo Sostenibile promosso da PLEF e AREGAI.

 

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