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NOTIZIE. ISTAT presenta il nuovo Frame Territoriale SBS

Il 13 giugno è stato presentato a Roma il “Frame Territoriale SBS“, un’innovazione radicale di ISTAT nella rappresentazione e nell’analisi delle attività produttive sul territorio. Riportiamo qui di seguito una sintesi del convegno scientifico curata da Demetrio Bova, ricercatore selezionato dai referenti scientifici AIQUAV per il Premio Bezzo sul Benessere Equo Sostenibile promosso da PLEF e AREGAI.

 

Il nuovo Frame-SBS, riferito ai dati strutturali sulle imprese (SBS), sviluppato in accordo al regolamento europeo n295/2008, viene accolto con grande favore dai presenti fra cui diversi statistici e policy maker. Esso contiene dati disaggregati geograficamente che arrivano al livello di dettaglio comunale, distinguendo per localizzazione, dimensione, struttura oltre che per performance economiche. Nello specifico le imprese sono suddivise per localizzazione, settore economico, numero di addetti e valore aggiunto, quest’ultimo a sua volta scomposto in valore aggiunto del lavoro, capitale e il margine operativo netto.

 

Il frame conta 4,7 milioni di unità e permette una piena integrazione dei registri, facilitando le comparazioni e consentendo una forte tempestività oltre che un rapido aggiornamento dei dati. Sono dei risultati notevoli se si considera che l’inizio ufficiale del suo sviluppo è avvenuto nel 2016.

 

Una delle innovazioni più importanti è quella che consente di arrivare per somma agli aggregati economici, permettendo dunque di considerare le partizioni territoriali volute e di analizzarle indipendentemente o comparandole andando oltre i ‘meri’ confini amministrativi. Esempi di queste potenzialità sono la possibilità di individuare distretti, cluster (includendo le multinazionali), studiare la correlazione e la dispersione spaziale di servizi e manifatturiero, il loro numero di addetti o valore aggiunto, l’effetto spill-over, trovare i cinque/dieci/cento comuni principali per valore aggiunto/addetti per settore, trovare i vantaggi competitivi per comune/area/regione (valutando per settore i valori aggiunti) o le incidenze sull’occupazione, i sistemi locali di lavoro e altro ancora. Permette inoltre la comparazione temporale dei dati permettendo di ricavare, per esempio, i tassi di crescita o individuare le aree emergenti piuttosto che i trend d’occupazione per settore.

 

Ancora più soddisfacente è la prospettiva dei risultati raggiungibili, come la possibilità di avere dati sul chilometro quadrato, nei limiti delle normative sulla privacy, o addirittura per microzone (per dare una dimensione, Bologna ne raggiunge 2383) discriminabili per omogeneità di output. Altri esempi sono i dati ambientali geo-referenziati che consentiranno di lavorare su/cercare/definire le eco regioni e le aree di sviluppo rurale.

 

Da sottolineare che i nuovi registri saranno impostati in modo da avere coerenza verticale e orizzontale, quindi di essere integrabili fra loro in modo da permettere una completa potenza d’analisi e di confronto fra dati di origine e registri diversi.

 

L’ultima parte della presentazione ha registrato gli interventi degli stakeholder, come Confindustria, che hanno apprezzato e compreso la potenza di questo nuovo strumento che risulterà cruciale per soddisfare il bisogno informativo delle realtà locali o, per aggregazione, regionali e nazionali, consentendo una capacità estremamente rafforzata di sviluppare policy e quindi di decidere come investire in infrastrutture, capitale umano e quant’altro. Un esempio di come questi dati vadano al di là di ciò che si potrebbe immaginare ad un primo impatto, è la rimarcata possibilità di valutare propriamente come gestire forme di federalismo fiscale e relativi effetti. Si tratta di uno strumento così rivoluzionario che è stato definito ‘copernicano’.

 

Per Planet Life Economy Foundation
Demetrio Miloslavo Bova

 

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