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NOTIZIE. L’Analisi ONU sugli Obiettivi dell’Agenda 2030

Che succede nel mondo? Quali le maggiori sfide e problematiche sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo? A rispondere sul progresso globale in linea con l’Agenda 2030 è il Consiglio sociale ed economico delle Nazioni Unite, che ha diffuso il rapporto del segretario generale sullo stato di avanzamento nella realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siglati nel 2015 dai 193 Paesi Onu, sulla base dei dati disponibili, il tutto in vista dell’High Level Political Forum dell’Onu a New York, dal 10 al 19 luglio 2017.

 

Nella relazione annuale ultimata nel marzo 2017 viene dunque offerta una panoramica sui 17 Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030. Tuttavia per alcuni target non è stato possibile un monitoraggio a causa della mancanza di dati, oppure per indicatori non ancora metodologicamente sviluppati in maniera organica. Per la maggior parte dei contesti fotografati, il riferimento di partenza sono i dati tratti dal sistema statistico nazionale di ogni singolo Stato, elaborati da commissioni internazionali di esperti per ogni settore. La composizione delle aree e sotto-aree è basata sulle Regioni geografiche utilizzate dalle Nazioni Unite, con alcune modifiche necessarie in alcuni casi a creare diversi tipi di aggregazione di gruppi di Paesi che potessero avere un senso ai fini dell’analisi.

 

Ecco una sintesi di alcune delle principali questioni toccate dal Rapporto.

 

Goal 1- Sconfiggere la povertà

La situazione più critica rimane quella dell’Africa subsahariana, con il 42,2% della popolazione in condizioni di indigenza, mentre nel mondo l’incidenza della povertà è sempre andata diminuendo dal 2000 ad oggi. Nel 2013, 767 milioni di persone vivevano con meno di 1,90 dollari al giorno. Nel 2016 solo il 28% di persone con disabilità ha ricevuto contributi, il 22% dei senza lavoro ha percepito un sussidio di disoccupazione e solo il 41% delle donne che hanno partorito ha avuto l’assegno di maternità.

 

Goal 2 – Sconfiggere la fame

La proporzione di persone denutrite è scesa dal 15% del 2000-2002 all’11% del 2014-2016. Nel mondo circa 793 milioni di persone sono oggi prive di sufficiente alimentazione. Nel 2016 circa 155 milioni di bambini sotto i cinque anni risultavano denutriti: di questi i tre quarti risiedono in Asia e Africa subsahariana. Cruciale nella lotta alla fame nel mondo è la costituzione di banche dati per preservare la genetica di semi e piante per il settore alimentare e agricolo. Nel 2016, 4.7 milioni di campioni di semi e altro materiale genetico similare sono stati conservati in 602 banche di geni in 82 Paesi e in 14 centri regionali e internazionali, con un incremento del 2% rispetto al 2014.

 

Goal 3 – Salute e benessere

Nel 2015 la mortalità materna si è attestata a 216 morti da parto su 100mila bambini nati vivi. I Bambini che decedevano sotto i cinque anni di vita erano in media 43 ogni mille nati vivi. Nello stesso anno 10,4 milioni i nuovi casi di tubercolosi registrati, con un calo del 17% dal 2000, mentre l’incidenza della malaria era di 94 casi ogni mille persone. Circa 1.34 milioni di morti sono attribuibili all’epatite, per cui si potrebbe pianificare una migliore copertura vaccinale. L’inquinamento dell’aria derivato da combustibili usati per cucinare non adatti o tecnologie scadenti nel 2012 ha portato a 4.3 milioni di decessi. Nel 2013, circa 1.25 milioni di persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali e quelli fatali sono ricominciati ad aumentare a partire da allora.

 

Goal 4 – Istruzione di qualità

Nel 2014 due bambini su tre hanno frequentato le scuole elementari anche se nei Paesi più arretrati questa proporzione scende a quattro bambini su dieci. Anche se il livello di istruzione è globalmente migliorato, ancora in nove Paesi su 24 del Sud Sahara e sei su 15 Paesi latino-americani, meno della metà degli studenti al termine della scuola primaria ha acquisito sufficienti nozioni linguistiche e matematiche. Nel 2014, circa 263 milioni di bambini e giovani non hanno terminato gli studi, inclusi i 61 milioni di piccoli che hanno dovuto abbandonare gli studi fin dall’istruzione primaria. Il 70% di questi abbandoni scolastici complessivi si ritrova nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana.

 

Goal 5 – Parità di genere

Sulla base dei dati inerenti il periodo 2005-2016 in 87 Paesi, il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni denunciava di aver subito violenza fisica o sessuale da un partner durante gli ultimi 12 mesi, precedenti al sondaggio. La terribile e pericolosa pratica delle mutilazioni genitali femminili è calata del 24% dal 2000, ma ancora oggi in 30 Paesi sono una su tre le ragazze tra i 15 e i 19 anni passate sotto i ferri, mentre nel 2000 erano due su tre. Le donne inoltre risultano ancora sotto rappresentate nelle posizioni manageriali e nella maggior parte dei 67 Paesi per cui tali dati erano disponibili solo un terzo delle posizioni senior o intermedie erano detenute da donne.

 

Goal 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Nel 2015 oltre 6.6 miliardi di persone, il 90% della popolazione del Pianeta, ha migliorato le proprie fonti di acqua potabile, prevalentemente nelle aree rurali, mentre 4.9 miliardi di cittadini del mondo hanno migliorato la rete dei servizi igienico-sanitari, fondamentale per prevenire epidemie e malattie legate alla pratiche malsane e all’assenza di igiene ancora presenti nelle realtà di campagna di alcune zone del continente asiatico e dell’africa subsahariana. Oltre due miliardi di persone vivono sotto stress idrico, prevalentemente nell’Africa del Nord e nell’Asia Occidentale.

 

Goal 7 – Energia pulita e accessibile

Nel mondo nel 2014 l’85,3% della popolazione aveva accesso all’elettricità, con un incremento dello 0,2% sul 2012. Ciò significa che ancora 1,06 miliardi di essere umani vivono senza corrente: la metà di loro si trova nell’Africa subsahariana. Oltre tre miliardi di persone continuano a cucinare con carburanti tossici o inadeguate tecnologie, pericolose e dannose per la salute. Dal 2014 al 2014, tre quarti dei 20 Paesi maggiori consumatori di energia hanno ridotto i loro fabbisogni, principalmente grazie a una migliore gestione e razionalizzazione dei trasporti e dell’industria.

 

Goal 8 – Buona occupazione e crescita economica

La media del prodotto interno lordo procapite è passata nel quinquennio 2010-2015 dallo 0,9% del 2005-2009 al 1,6%. Nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale è passata dal 3,5% al 4,6%, riferito allo stesso periodo. La disoccupazione nel mondo si è attestata al 5,7%, con le donne che hanno più possibilità di non avere un impiego rispetto a qualsiasi categoria di età dei colleghi maschi. Il numero dei bambini lavoratori tra i 5 e i 17 anni è sceso da 246 milioni nel 2000 a 168 nel 2012, rappresentando ancora un problema serio.

 

Goal 9 – Innovazione e infrastrutture

Nel 2015 la stima dell’impatto globale del trasporto aereo ha rappresentato il 3,5% del pil mondiale, con un valore intorno ai 2.7 miliardi di dollari. Il settore manifatturiero è il principale volano per la crescita delle economie. A livello globale l’incremento sul pil dovuto a questo settore è stato del 16,2% nel 2006, mentre nel 2015 era al 15,3%. Nel 2014 i finanziamenti destinati a Ricerca a Sviluppo si sono attestati all’1,7% del pil, un risultato migliore rispetto al 2000, quando era dell’1,5%. Complessivamente in media il numero di ricercatori del mondo è di 1.098 ogni milione di abitanti, con uno spettro che va dai 63 dei Paesi meno sviluppati ai 3,5 dell’Europa e dell’America del Nord.

 

Goal 10 – Ridurre le diseguaglianze

Dal 2008 al 2014 il 40% della popolazione mondiale più povera ha visto significativamente aumentare il proprio reddito o le possibilità di consumi: 49 Paesi su 83 considerati. I Paesi meno sviluppati e le isole minori hanno nel 2015 rispettivamente ricevuto in aiuti all’assistenza 48 e sei miliardi. Otto donatori hanno raggiunto lo 0,15% del proprio reddito nazionale lordo riservandolo agli aiuti all’assistenza.

 

Goal 11 – Città e comunità sostenibili

Nel 2015, quattro miliardi di persone vivevano nelle città, il 54% della popolazione mondiale, mentre si prevede che entro il 2030 saranno in totale cinque miliardi le persone che risiederanno in agglomerati urbani. La proporzione di cittadini che vive negli slum è passata dal 39% del 2000 al 30% del 2014. Nonostante un relativo miglioramento, questo numero continua a crescere in termini assoluti, in parte a causa del fenomeno di urbanizzazione, dell’incremento generale della popolazione e della mancanza di politiche abitative. Sulla base dei dati relativi alle città presenti in 101 Paesi, tra il 2009 e il 2013, il 65% di queste provvedeva alla raccolta di rifiuti solidi.

 

Goal 12 – Consumo e produzione responsabili

Il quantitativo di materia prima per prodotto finito è aumentato da 1,2 chilogrammi a 1,3  tra il 2000 e il 2010. Anche i consumi domestici sono lievitati da 48.7 miliardi di tonnellate a 71, in parte per la tendenza mondiale che ha visto un generale aumento dei consumi delle risorse naturali specie nell’Asia orientale.

 

Goal 13 – Lotta contro il cambiamento climatico

Gli accordi di Parigi sul clima nell’Aprile 2017 sono stati ratificati da 143 Stati. I Paesi più benestanti si sono impegnati a mettere a disposizione 100 miliardi di dollari entro il 2020 proprio per le necessità relative al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo e di garantire lo stesso supporto fino al 2025. Le morti attribuite a sconvolgimenti dovuti a fenomeni naturali, terremoti e nubifragi ad esempio, continuano ad aumentare nonostante i significativi progressi da parte dei singoli Stati nell’elaborazione di strategie per la riduzione del rischio legati a questi fenomeni.

 

Goal 14 – Flora e fauna acquatica

Su 63 ampi ecosistemi marini presi in esame, il 16% risulta a rischio o seriamente a rischio per l’eutrofizzazione costiera, prevalentemente situati nel Golfo del Messico, nel sud-est asiatico e nell’Europa occidentale. A causa della pesca eccessiva c’è stata una riduzione della produzione in campo alimentare, un danneggiamento degli ecosistemi e un calo della biodiversità. La proporzione dello stock ittico entro limiti sostenibili è passata dal 90% del 1974, al 68,6% del 2013. Nonostante ciò, la tendenza sembra avere rallentato e appare stabilizzata tra il 2008 e il 2013.

 

Goal 15 – Flora e fauna terrestre

Tra il 2010 e il 2015, la perdita annuale di aree forestali era meno della metà che nel 1990. Il 15% della Terra è oggi sotto tutela ma questo non basta per preservare la biodiversità in alcune aree chiave che non godono di protezione. Il traffico illecito di specie protette continua a minare la sopravvivenza di molte di queste. Nell’aprile 2017, 144 Paesi hanno ratificato l’International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture e 96 governi il Nagoya Protocol on Access to Genetic Resources and the Fair and Equitable Sharing of Benefits Arising from their Utilization.

 

Goal 16 – Pace, giustizia e istituzioni solide

Il numero di vittime di omicidi volontari si attesta nel 2015 tra le 4,6 e le 6,8 vittime ogni 100mila persone. Molteplici le forme di violenza persistenti nei confronti dei bambini. Nei 76 Paesi per cui erano disponibili i dati, 8 bambini su 10, da un anno ai 14 di età, sono stati soggetti a maltrattamenti fisici o psicologici. Le violenze sessuali sono forse le negazioni dei diritti dell’infanzia più opprimenti e in 35 Paesi, le percentuali delle giovani che hanno riportato violenze sessuali prima dei 18 anni di età arrivano in alcuni casi anche al 16%.

 

Goal 17 – Partnership per gli obiettivi

Nel 2016 gli aiuti internazionali alla cooperazione, in inglese official development assistance (Oda), da parte dei Paesi Ocse sono aumentati dell’8,9%, in termini reali di 142.6 miliardi, raggiungendo un nuovo record, e rappresentando lo 0,32% del reddito nazionale lordo: un incremento rispetto allo 0,30 del 2015. In particolare l’aumento dei finanziamenti ha riguardato l’assistenza ai rifugiati. Nel 2016 la Germania, la Danimarca, il Lussemburgo, la Norvegia, la Svezia e il Regno Unito hanno raggiunto il traguardo fissato dall’Onu di portare l’Oda di ciscun Paese allo 0,7% del reddito nazionale lordo.

 

Fonte: www.asvis.it

 

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