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NOTIZIE. Nonostante Trump, l’Italia ribadisce la posizione sui combustibili fossili

In occasione della discussione tenutasi alla Camera il 30 maggio scorso per l’approvazione della manovrina, l’on. Luca Pastorino ha affermato, in coda al suo intervento: “Abbiamo proposto come al solito la Tobin tax, rivedere le imposte di successione e donazione e poi abbiamo proposto di provare a spostare un po’ di più l’attenzione su questioni ambientali; questa sarà la terza volta che lo dico, ma, a mio modo di vedere e a nostro modo di vedere, al giorno d’oggi il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli, che è stato reso disponibile non più tardi di tre mesi fa, ci ha detto che in Italia si spendono ancora 16 miliardi di euro a sostegno delle energie fossili, quindi lo stesso catalogo auspica che da qui al 2030 questa quantità di denaro venga spostata e riallocata verso contributi diciamo ambientalmente sostenibili“.

 

Sono 17 i cosiddetti Sustainable Development Goals (Sdgs) “per dare un futuro alla vita e valore al futuro”, come afferma l’ASviS – Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, ribadisce a Milano questa posizione come inderogabile, alla presenza del ministro Galletti, durante la sessione milanese del Festival dello Sviluppo sostenibile.

 

INNESCARE MECCANISMI VIRTUOSI

Ecco, questo è un percorso che noi chiediamo già da qualche mese di poter iniziare, ma da subito, per innescare quei meccanismi di virtuosità che sarebbero anche molto utili a far ripartire certi settori produttivi: mi riferisco anche banalmente al settore dell’edilizia, con tutto quello che potrebbe comportare in termini di nuove occupazioni in quel settore lì, nella riqualificazione degli edifici pubblici privati” conclude Pastorino.

 

Emanuele Plata, presidente di Planet Life Economy Foundation aggiunge: “Nel momento in cui uno dei 196 stati sottoscrittori dell’accordo di Parigi del 2015 detto Cop 21 rinnega il suo impegno e cancella la propria firma dall’accordo, l’Italia ha l’occasione di concretizzare il recepimento già fatto di quell’accordo dal proprio Parlamento attivando un passo sostanziale nella direzione del cambiamento“.

 

LA DECISIONE SPETTA ALL’ATTUALE GOVERNO

Tutto concorre a far si che questa decisione possa essere presa già dall’attuale governo con la proposta di bilancio 2018 e con un appoggio unitario di tutta l’assemblea parlamentare perché riallocare questi soldi vuol dire non fare più male all’ambiente e usarli per far bene all’ambiente e al sociale , in primo luogo trasferendo queste risorse al Piano Casa “antisisma e di efficientamento energetico” con enormi ritorni sull’occupazione, sulla sicurezza, sul risparmio energetico e sull’abbattimento di emissioni clima alteranti.

 

Si tratta della possibilità che il governo sia impegnato a riallocare 16 miliardi di euro di sussidi elargiti ogni anno che il ministero dell’ambiente ha classificato come dannosi all’ambiente. La possibilità è in verità un dovere, posto che lo Stato non può voler far male a se stesso, e i cittadini hanno il diritto di pretenderlo” conclude Emanuele Plata.

LA POSIZIONE DI PLEF

PLEF, propugnatore nell’ambito del Consiglio Nazionale della Green Economy di questo approccio riallocativo che attua una vera riforma fiscale in senso ecologico e sociale senza aumenti impositivi, ovvero a neutralità di gettito, afferma che questa decisione conseguente ad una serie di passi correttamente adempiuti dal Ministero dell’Ambiente di concerto con la Presidenza del Consiglio ed il Parlamento come l’emissione del collegato ambientale, la costituzione del comitato del capitale naturale, la preparazione della strategia di sviluppo sostenibile ed in specifico la revisione della strategia energetica nazionale ora ha la possibilità di agire dando una spinta al nostro sviluppo e all’occupazione con questo intervento riallocativo, sostenuto dall’Europa , dall’industria e dalla finanza attenta alla costruzione di valore durevole.

 

Togliamo i sussidi sui combustibili fossili e riduciamo con quei soldi le imposte sul lavoro!” conclude Emanuele Plata.

 

Di Paolo Brambilla, affaritaliani

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