cultura

PLEF. Lezione di Paolo Ricotti alla LIUC: Blue Economy e modello PLEF

Il nostro fondatore Paolo Ricotti ha tenuto nella giornata di ieri una lezione magistrale all’Università Liuc di Varese sul tema della blue economy, presentando il modello applicativo della Renaissance Economy di PLEF.

 

La lezione era inserita all’interno del Corso “Innovazione e sviluppo del prodotto” che affronta le principali tematiche dell’innovazione di prodotto sulla base di un approccio esperienziale.

 

Perché la Blue Economy?
A differenza dalla Green Economy, la BE non richiede alle imprese di investire di più per salvaguardare l’ambiente, ma al contrario mira a ridurre l’impiego di capitali, creando maggiori flussi di reddito, costruendo al tempo stesso capitale sociale. Famoso è l’esempio della coltivazione di funghi sui fondi di caffè, così come l’utilizzo di dispositivi senza batteria, che sfruttano il calore prodotto dal corpo e le vibrazioni della voce umana. Ma ci sono numerosi altri esempi, che l’uomo può apprendere osservando e studiando la natura (bio-imitazione e rispetto dei princìpi naturali). Come scrive il fondatore Gunter Pauli, infatti, in natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti: tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano risorse per altri, in un sistema “a cascata” in cui nulla viene sprecato.

 

Come sostiene anche il modello della Renaissance Economy di PLEF, le soluzioni sono determinate dal loro ambiente locale e dalle caratteristiche fisico-ecologiche (da tutto il capitale di ogni singolo territorio). L’obiettivo di questo approccio è sostanzialmente quello di sfruttare le innovazioni in tutti i settori dell’economia che utilizzano sostanze già presenti in natura, effettuando minori investimenti, creando più posti di lavoro e conseguendo un ricavo maggiore: le crisi non si risolvono facendo di meno, bensì facendo di più con ciò che si ha.

 

In questo senso l’innovazione è la guida di questo percorso che riporta l’attenzione sull’utilità della riscoperta delle capacità artigianali, delle competenze tecniche e della creatività, come ad esempio le azioni rigenerative e di estensione di vita dei prodotti industriali, il riutilizzo dei materiali e dei prodotti per secondi scopi, la rigenerazione delle aree urbane attraverso l’apporto della popolazione e del tessuto sociale esistente.

 

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