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Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2020

Alla vigilia del recepimento di un pacchetto di nuove direttive europee e del lancio di un vasto programma europeo di Green Deal, a che punto è l’Italia nell’economia circolare e nella bioeconomia? Quali sono le problematiche più importanti, le potenzialità e le priorità per il loro sviluppo?

 

Queste le domande a cui hanno dato risposta, oggi 19 marzo 2020, in diretta streaming, il presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi e Roberto Morabito, direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA, per la 2° Conferenza Nazionale sull’economia circolare organizzata dal Circular Economy Network.

 

Con il coordinamento del giornalista Antonio Cianciullo, è stato presentato il secondo Rapporto sull’economia circolare in Italia 2020, con un approfondimento sul ruolo della bioeconomia in relazione alle attuali sfide ambientali. Cosa è emerso in sintesi?

 

Ogni abitante della Terra utilizza più di 11.000 chili di materiali all’anno. Un terzo si trasforma in breve tempo in rifiuto e finisce per lo più in discarica; solo un altro terzo è ancora in uso dopo appena 12 mesi. Il consumo di materiali cresce a un ritmo doppio di quello della popolazione mondiale.

 

Per uscire da quella che viene chiamata economia estrattivista – e che è responsabile di buona parte della crisi climatica e ambientale, a cominciare dall’invasione dell’usa e getta – la soluzione è ormai nota e si chiama economia circolare: materiali e anche oggetti che possono essere riciclati e riutilizzati più e più volte. Qui, il nostro Paese ha tradizionalmente una posizione di forza. Siamo infatti primi, tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione. Sul podio, ancora ben distanziate, anche Germania e Francia, con 11 e 12 punti in meno. Ma stiamo perdendo posizioni.

 

Nell’economia circolare, l’Italia è partita con il piede giusto e ancora oggi si conferma tra i Paesi con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia”, ha commentato Edo Ronchi. “Sotto il profilo del lavoro, siamo secondi solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Percentualmente le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7%. Ma oggi registriamo segnali di un rallentamento, precedente anche alla crisi del coronavirus, mentre altri Paesi si sono messi a correre: in Italia gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti dell’1%. È un paradosso che, proprio ora che l’Europa ha varato il pacchetto di misure per lo sviluppo dell’economia circolare, il nostro Paese non riesca a far crescere questi numeri”.

 

L’Italia di fatto utilizza al meglio le scarse risorse destinate all’avanzamento tecnologico e ha un buon indice di efficienza (per ogni chilo di risorsa consumata si generano 3,5 euro di Pil, contro una media europea di 2,24). Ma è penalizzata dalla scarsità degli investimenti – che si traduce in carenza di ecoinnovazione (siamo all’ultimo posto per brevetti) – e dalle criticità sul fronte normativo: mancano ancora la Strategia nazionale e il Piano di azione per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero servire al Paese anche per avviare un percorso di uscita dai danni economici e sociali prodotti dall’epidemia del coronavirus ancora in corso.

 

Il Rapporto che presentiamo oggi conferma come l’Italia sia ai primi posti tra le grandi economie europee in molto settori dell’economia circolare”, evidenzia Roberto Morabito. “Tuttavia, l’andamento temporale degli indicatori mostra purtroppo un peggioramento per il nostro Paese. Stiamo pericolosamente rallentando e se continuiamo così corriamo il rischio di essere presto superati dagli altri Paesi, che invece nel frattempo stanno accelerando. Serve un intervento sistemico con la realizzazione di infrastrutture e impianti, con maggiori investimenti nell’innovazione e, soprattutto, con strumenti di governance efficaci, quali l’Agenzia Nazionale per l’Economia Circolare”.

 

  • Per leggere o scaricare il rapporto completo, clicca qui.
  • Per leggerne una sintesi, clicca qui.
  • Per leggere o scaricare la presentazione di Edo Ronchi, clicca qui.
  • Per leggere o scaricare la presentazione di Roberto Morabito, clicca qui.

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