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RICERCHE. Rapporto ISTAT sulla competitività dei settori produttivi – edizione 2018

E’ con sincero orgoglio che invitiamo i nostri soci a leggere l’indagine sulla competitività che l’ISTAT pubblica regolarmente e che per la prima volta ci ha coinvolto per le nostre competenze sull’evoluzione della sostenibilità nel sistema delle imprese.

 

Il rapporto, suddiviso in quattro parti (analisi congiunturale – competitività dei settori produttivi – rapporto tra innovazione, nuove tecnologie e occupazione – prime valutazioni sul piano 4.0) approfondisce nel secondo capitolo, quello della competitività dei settori, i temi della sostenibilità. Senza voler togliere l’interesse alla lettura, segnaliamo che le principali evidenze sono positive: ripresa degli investimenti, crescita dell’occupazione, rapporto positivo tra innovazione e occupazione. Peculiare però è che i nostri trend siano migliori rispetto alla media europea sul fronte materiale, mentre l’evoluzione sugli investimenti immateriali (know how, brevetti, marchi, capitale umano, etc.) siano inferiori.

 

Questo si sposa nel modello PLEF con la capacità di trasformazione imprenditoriale verso la sostenibilità e su questo fronte la maggioranza del campione – pari al 52% – secondo i criteri da noi suggeriti, risulta non sostenibile, il 15% lievemente sostenibile, il 15,1% mediamente sostenibile e il 17,6% altamente sostenibile.

 

L’ambito dell’impegno alla sostenibilità si articola nell’ordine per gli impatti ambientali (56,9%), per l’impatto sociale (48,8%), per la pianificazione a medio lungo termine (45,2%), per il coinvolgimento dei portatori d’interesse (30,2%), per l’inclusione delle esternalità nella catena del valore (15,7%) ed infine per l’applicazione di processi circolari (13,4%).

 

C’è molto da fare anche perché le motivazioni delle imprese ad affrontare questo cambiamento sono nell’ordine: la reputazione e la riduzione dei costi, piuttosto che la ricerca di nuovi mercati e la sperimentazione di progetti innovativi.

 

Una curiosità, tra le altre, è che nei settori che meglio si stanno muovendo su questo tema, ma non solo, primeggia l’industria delle bevande! Sarà il problema dell’acqua, sarà il problema del packaging, della logistica, ma sembra che questa industria non possa fare a meno di muoversi.

 

Buona lettura,
Emanuele Plata

 

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