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SOCI. L’evoluzione dei consumi secondo l’Osservatorio Non Food 2017 di GS1 Italy

In data 4 luglio 2017, sono stati presentati al Piccolo Teatro Grassi di Milano i risultati dell’edizione 2017 dell’Osservatorio Non Food del socio GS1 Italylo studio che dal 2003 monitora il settore dei beni non alimentari e racconta l’evoluzione dei consumi e dell’approccio degli italiani allo shopping. Dall’Osservatorio emerge che continua il trend positivo dei consumi non alimentari, anche se la crescita appare più lenta che nel recente passato.

 

Quest’edizione dell’Osservatorio ha inoltre tracciato il bilancio dell’ultimo decennio, ripercorrendo i fenomeni più rilevanti, i cambiamenti più significativi e i trend più importanti che hanno caratterizzato i consumi non alimentari tra il 2007 e il 2016. Il focus ha riguardato soprattutto la digitalizzazione e l’impatto che ha avuto sul sistema distributivo e sui comportamento d’acquisto degli italiani.

 

Il mondo dei consumi delle famiglie, così come calcolato dall’Istat e composto da servizi, consumi grocery e consumi non alimentari, vale oggi circa 1.024 miliardi di euro e cresce nel 2016 del +1,4% sostenuti prevalentemente dalla crescita dei servizi (+1,5%). I consumi non alimentari nel 2016 sono arrivati a 152,8 miliardi di euro e sono cresciuti del +1,0% in linea con la crescita dei consumi grocery (+1,1%): grazie alla ripresa degli ultimi anni il peso percentuale dei beni non alimentari sul totale dei consumi delle famiglie si è stabilizzato intorno al 15%, pur non arrivando ancora al 17% del 2007, anno in cui l’importanza dei consumi non alimentari era paragonabile a quella del totale dei consumi grocery (17,5%). Nel 2016 i 13 settori monitorati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy – che esclude i servizi Non Food e alcuni comparti minori compresi dall’Istat – hanno totalizzato consumi per un totale di circa 102,5 miliardi di euro, pari al +1,0% rispetto al 2015.

 

Tra i settori top per crescita nel 2016 troviamo i giocattoli (+4,7% sul 2015), l’edutainment (+4,3%), e l’elettronica di consumo (+3,4%). L’unico settore ad aver chiuso l’anno con un segno negativo importante è quello di abbigliamento e calzature (-2,3%).

 

Se invece ci si sofferma sul bilancio dell’ultimo decennio (2007-2016), il trend dei consumi nel non food cambia in maniera significativa: da 114 a 102,5 miliardi, una sforbiciata da 11,5 miliardi, il 10 per cento. Facendo di necessità virtù e con un budget in calo, i consumatori hanno adattato priorità e scelte al nuovo ciclo. A crescere di un quinto è solo la spesa in prodotti per il proprio benessere, da quelli per l’automedicazione agli articoli sportivi, passando per profumerie e negozi di ottica.

 

 

Come ha osservato Marco Cuppini, direttore del Centro studi Gs1 Italy: «Lo smartphone ci ha sì cambiato la vita, ma la vera rivoluzione è arrivata con l’e-commerce e i suoi scaffali infiniti, mentre ora stiamo entrando nella “no channel era”, dove si può comprare qualsiasi cosa, in ogni momento, con qualsiasi dispositivo, partendo dai social o da un’app. Non è in crisi il retail nel suo complesso, perché chi ha saputo reinventarsi ha recuperato quote. C’è chi è uscito dal mercato, ma altri sono rinati più forti».

 

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