ATTUALITA’. La discussione politica sugli inceneritori: un caso esemplare di come in Italia la gestione dei rifiuti sia ignorata

21-11-2018

Riportiamo qui di seguito l’editoriale di Edo Ronchi relativo all’attuale discussione politica sugli inceneritori. Il pensiero PLEF converge con la visione di medio lungo termine sostenuta dal presidente SUSDEF (e coordinatore del Consiglio Nazionale Green Economy), sottolineando la centralità dell’obiettivo della riduzione dello smaltimento in discarica.

 

Quindi il problema della gestione dei rifiuti in Italia sarebbe oggi di fronte ad una scelta decisiva: 100 inceneritori, almeno uno in ogni provincia?

 

Cominciamo con alcuni numeri (rapporto sui rifiuti urbani ISPRA 2017): in Italia il 46% dei rifiuti urbani è riciclato (il 26% con recupero di materia e il 20% con trattamento biologico e compostaggio); il 25% è smaltito in discarica e il 20% è incenerito o coincenerito, l’8% è gestito in altro modo (biostabilizzato, per la copertura di discariche ecc.) e l’1% viene inviato all’estero.

 

Stiamo per recepire una nuova direttiva europea per lo sviluppo dell’economia circolare che ci obbligherà a ridurre la produzione di rifiuti, a riciclare, entro il 2030, almeno il 65% dei rifiuti urbani e a ridurre lo smaltimento in discarica a non più del 10%. Dovremo quindi prendere provvedimenti per ridurre gli sprechi alimentari, ridurre l’uso di prodotti e contenitori monouso, contrastare l’obsolescenza programmata e puntare su prodotti a più lunga durata, rafforzare la riparabilità e il riutilizzo. E adottare misure per far crescere il riciclo, aumentando e migliorando le raccolte differenziate, la riciclabilità dei prodotti, le tecnologie e gli impianti di trattamento e riciclo. Così facendo, come sta già avvenendo in diverse province, si supererà il minimo del 65% e si arriverà almeno al 70% di rifiuti urbani riciclati Leggi tutto

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AMBIENTE. Le considerazioni di Edo Ronchi su Trump e l’Accordo di Parigi

05-06-2017

Riportiamo qui di seguito una nota del Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, con le sue prime considerazioni e riflessioni in merito alla decisione di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima.

 

Il Presidente Trump ha annunciato la sua decisione di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima. Non ha ancora detto come intende procedere per farlo. I trattati internazionali sono regolati dalla Convenzione di Vienna (1969) che prevede (art.42) che il ritiro da un trattato internazionale possa avvenire secondo le modalità previste dal trattato stesso.

 

Il rischio di illegalità

 

L’Accordo di Parigi – sottoscritto da 175 Paesi, Stati Uniti compresi – è un trattato internazionale in vigore dal 4 novembre 2016, avendo superato i due quorum previsti (sottoscrizione di almeno il 55% dei Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali). L’art.28 dell’Accordo di Parigi prevede – per consentire l’avvio dei suoi complessi meccanismi – che per tre anni dalla sua entrata in vigore –quindi fino al 4 novembre 2019 – nessun Paese possa notificare la decisione per uscirne e che, presentata tale notifica, debba passare almeno un altro anno perché possa avere efficacia. Almeno fino al 4 novembre 2020, quindi, nessuno dei Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi può legalmente uscirne. Poichè le prossime elezioni Presidenziali americane sono fissate il 3 novembre 2020, Trump, se seguisse la via della legalità internazionale, per vedere l’uscita dall’Accordo di Parigi, dovrebbe essere prima rieletto.

 
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