AMBIENTE. Le considerazioni di Edo Ronchi su Trump e l’Accordo di Parigi

05-06-2017

Riportiamo qui di seguito una nota del Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, con le sue prime considerazioni e riflessioni in merito alla decisione di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima.

 

Il Presidente Trump ha annunciato la sua decisione di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima. Non ha ancora detto come intende procedere per farlo. I trattati internazionali sono regolati dalla Convenzione di Vienna (1969) che prevede (art.42) che il ritiro da un trattato internazionale possa avvenire secondo le modalità previste dal trattato stesso.

 

Il rischio di illegalità

 

L’Accordo di Parigi – sottoscritto da 175 Paesi, Stati Uniti compresi – è un trattato internazionale in vigore dal 4 novembre 2016, avendo superato i due quorum previsti (sottoscrizione di almeno il 55% dei Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali). L’art.28 dell’Accordo di Parigi prevede – per consentire l’avvio dei suoi complessi meccanismi – che per tre anni dalla sua entrata in vigore –quindi fino al 4 novembre 2019 – nessun Paese possa notificare la decisione per uscirne e che, presentata tale notifica, debba passare almeno un altro anno perché possa avere efficacia. Almeno fino al 4 novembre 2020, quindi, nessuno dei Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi può legalmente uscirne. Poichè le prossime elezioni Presidenziali americane sono fissate il 3 novembre 2020, Trump, se seguisse la via della legalità internazionale, per vedere l’uscita dall’Accordo di Parigi, dovrebbe essere prima rieletto.

 
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